Comunicazione: blog congelato

Trasferita l’attività su altervista, lasciando stare wordpress. Altervista da la possibilità di guadagnare qualche centesimo al giorno, ed ora mi serve questo, e l’attività su wordpress, benché più facile, non porta alcun vantaggio materiale; perciò questo blog verrà congelato.

Nuovo indirizzo: http://aurorasito.altervista.org

Progressisti col logo

Carola Chávez, Mision Verdad 11 giugno 2018

Il progressismo è un male urbano, una borghesia, tanto noiosa quanto pericolosa. È una scia di tenaglie super carine, con loghi colorati, disegnati da studi di marketing, per mostrarci che non c’è un brutto capitalismo, ma solo un brutto trucco.
I progressisti sventolano le loro bandiere, coi loro loghi e le loro cause frammentate, disconnesse, per combattere e promuovere campagne per ritenerci responsabili del disastro perché compriamo vestiti fatti da bambini che non guadagnano che un dollaro al mese e usiamo sacchetti di plastica poi inghiottiti dalle balene, maledetta umanità!…
Il progressismo è sempre minimale e ci vende le sue inezie come grandi opere. Poi il primo ministro dell’Olanda afferra uno straccio e pulisce il caffè che ha versato nell’ufficio, ma che bello! Impara Maduro, impara tutto, come sì fa il presidente. Il progressismo si preoccupa del caffè versato in Olanda, ma non del sangue versato in Libia o Siria, grazie ai proiettili dell’esercito olandese. Per i progressisti, l’Olanda è tulipani, marijuana legale, biciclette e il poliziotto col codino.
In Spagna, il liberalismo applaude al nuovo gabinetto ministeriale con più ministre che ministri. Eguaglianza di genere! Celebrano, anche se l’unica cosa che hanno in comune una ministra fatua e una disoccupata è la topa… e nemmeno… E senza essere dei guastafeste, dobbiamo gioire di “tutte e tutti” perché le posizioni di potere, precedentemente riservate a uomini bianchi e fatui, è ora occupato da donne bianche e fatue… E Lola in coda per la disoccupazione, è orgogliosa di un risultato così importante, tanto…
Da queste parti hanno anche passato la loro effimera legalizzazione della marijuana, con l’idea che l’umiltà sia un paio di infradito, che la codardia una strategia, che le rivoluzioni abbiano il sabbatico, così che i loro comandanti possano avere un programma televisivo dove intervistare e persino chiamare “Premio Nobel per la pace” il presidente di un Paese vicino che, quando era ministro, ordinava di bombardare il Paese dell’intervistatore.
Questo è progressismo, piacevole, potabile, convenientemente innocuo, tormentato da gruppetti, ONG e imprese inutili. Non come quelle rivoluzioni popolari, che sollevano polvere e rovinano tutto, brutte e cattive perché lottano per cambiare le cose sul serio, giusto?

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Siria – 12 Giugno 2018

Il 12 giugno, 4 miliziani delle SDF venivano eliminati da un motocicletta-bomba ad Abu Hardub, a sud-est di Dair al-Zur, altri 2 ad al-Huayaj e ancora 2 a Suaydan, nella regione di Jazirah, altri venivano feriti da bombe esplose a Qaranij e a Zabyan.
L’Esercito arabo siriano sventava l’attacco del SIIL da al-Tanaf, a sud-est di Homs, eliminando numerosi terroristi; i superstiti si ritiravano verso la base statunitense di al-Ruqaban, presso al-Tanaf. Le forze statunitensi avevano fornito al SIIL intelligence e supporto per consentirgli l’assalto alle postazioni dell’Esercito arabo siriano ad est di Homs. La base statunitense di al-Tanaf, al confine con la Giordania, centro di raccolta e trasferimento dei terroristi in diversi campi di battaglia in Siria; inoltre al-Tanaf aveva un ruolo chiave nelle operazioni eliportate degli Stati Uniti per recuperare i terroristi del SIIL nelle regioni presso l’Eufrate, a sud di Dair al-Zur. I terroristi operavano al nord-est di Suwayda sempre col sostegno degli Stati Uniti da al-Tanaf, come pure tra al-Buqamal, al-Shafa e Hajin.
L’EAS respingeva l’attacco del SIIL tra al-Muayzilah e la stazione T2, nell’est del Badiyah al-Homs.
12 civili venivano uccisi da un attacco aereo statunitense su Tal Shayar, a sud-est di Hasaqah, ed altri 18 rifugiati iracheni venivano uccisi da radi aerei statunitensi a Quybarah, a sud-est di al-Shadadi.

L’Iran si affida ai vecchi amici mentre l’Europa si sfila

PressTV 12 giugno 2018

Maersk Line, il più grande spedizioniere di container del mondo, afferma di riesaminare le operazioni in Iran di fronte alle sanzioni degli Stati Uniti, in seguito al ritiro del presidente Donald Trump dall’accordo internazionale sul nucleare. Gli impegni verbali dai governi europei per proteggere il commercio con la Repubblica islamica non hanno impedito alle aziende di ritirarsi dai progetti iraniani, mentre affrontano un periodo di “liquidazione” di sei mesi prima che gli Stati Uniti reintroducano le sanzioni. Veniva riferito che la società di spedizioni container tedesca Hapag-Lloyd interrompeva i servizi per l’Iran. Il gruppo di Amburgo, che fornisce servizi a terzi per l’Iran, deciderà sulle restanti operazioni prima della scadenza USA del 4 novembre affinché le società interrompano gli scambi con Teheran, secondo Reuters. La compagnia era in attesa di ulteriori chiarimenti su quali operazioni sarebbero state autorizzate dopo il periodo di liquidazione, per prendere decisioni definitive sull’opportunità di operare in Iran, riferiva l’agenzia di stampa. Hapag-Lloyd fornisce i trasporti a terzi per l’Iran da Jabal Ali negli Emirati Arabi Uniti, non avendo rapporti diretti con la Repubblica Islamica. Le compagnie di navigazione danesi Maersk Tankers e Torm il mese scorso avrebbero smesso di prendere nuovi ordini per l’Iran. L’UE affermava d’impegnarsi all’accordo nucleare del 2015 e a sospendere le proprie sanzioni, ma le entità imprenditoriali europee hanno messo in dubbio la possibilità di continuare i progetti dopo l’entrata in vigore delle sanzioni.
Le sanzioni degli Stati Uniti impiegheranno sei mesi per entrare in vigore, ma un certo numero di compagnie europee ha già interrotto i propri affari in Iran. E in assenza di garanzie chiare dai governi europei, l’Iran inizia a rafforzare i legami coi Paesi che hanno mantenuto in passato rapporti quando Teheran fu sottoposto a sanzioni simili. Il 10 giugno, il Presidente Hassan Rouhani incontrava l’omologo Xi Jinping a Pechino, e il portavoce della politica estera cinese su Global Times scriveva che la visita vedeva il “rapporto strategico globale” dell’Iran “aggiornato a un nuovo livello”. L’incontro col Presidente Xi Jinping si svolse a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai nella città di Qingdao. La Cina, il maggiore acquirente di greggio iraniano, non ha ridotto le importazioni di greggio dall’Iran nemmeno al culmine delle precedenti sanzioni contro Teheran. Nel 2012. Nel primo trimestre del 2018, le importazioni cinesi di greggio iraniano sono aumentate del 17,3% su base annua, a 658000 barili/giorno, rendendo l’Iran il sesto maggior fornitore. Nei colloqui, Xi invitava i due Paesi ad approfondire le relazioni politiche rafforzando la mutua fiducia strategica, aumentando gli scambi a tutti i livelli e continuando a sostenersi a vicenda sulle questioni maggiori sui rispettivi interessi principali, secondo l’agenzia Xinhua.
Rouhani incontrava anche il Primo ministro Narendra Modi, che sottolineava l’importanza strategica dello sviluppo del porto di Chabahar per l’espansione della cooperazione economica e regionale. L’India è il secondo cliente petrolifero dell’Iran e le sue importazioni dovrebbero aumentare quest’anno, anche se Nayara Energy, precedentemente nota come Essar Oil, annunciava di aver deciso di tagliare le importazioni dell’Iran di quasi la metà. L’Iran è il terzo fornitore di energia dell’India, vendendo circa 18,4 milioni di tonnellate di petrolio grezzo nei 10 mesi tra aprile 2017 e gennaio 2018. Un altro incontro chiave di Rouhani fu col Presidente Vladimir Putin che criticava l’atto unilaterale degli Stati Uniti d’estinguere l’accordo nucleare e reimporre le sanzioni all’Iran. Rouhani aveva detto che Iran e Russia dovrano continuare la cooperazione multilaterale nella sicurezza e delle questioni regionali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Primi pensieri sul vertice Kim-Trump

Moon of Alabama 12 giugno 2018

Il summit fotografico tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente della Repubblica popolare democratica di Corea Kim Jong-un è andato bene. Le immagini mostrano Corea democratica e Stati Uniti partner uguali.
Il documento firmato è breve. La parte principale: “Convinti che l’istituzione di nuove relazioni USA-RPDC contribuirà a pace e prosperità della penisola coreana e del mondo e riconoscendo che la costruzione di mutua fiducia può promuovere la denuclearizzazione della penisola coreana, il presidente Trump e il Presidente Kim Jong Un dichiarano:
Stati Uniti e RPDC (Repubblica popolare democratica di Corea) s’impegnano a stabilire nuove relazioni secondo il desiderio dei popoli dei due Paesi per la pace e la prosperità.
Stati Uniti e RPDC uniranno le forze per costruire un regime di pace duraturo e stabile nella penisola coreana.
Riaffermando la Dichiarazione di Panmunjom del 27 aprile 2018, la RPDC s’impegna a lavorare per la completa denuclearizzazione della penisola coreana.
Stati Uniti e RPDC s’impegnano a recuperare i resti dei prigionieri di guerra, col rimpatrio immediato di quelli identificati.
Le parti s’impegnano ad implementare quanto sopra “pienamente e speditamente”. Ulteriori colloqui si terranno a livello di Ministro degli Esteri/segretario di Stato
”.
Non è un accordo ma solo una dichiarazione. L’impegno alla “denuclearizzazione” della Corea democratica è ambizioso. Non c’è pari impegno dagli Stati Uniti. Non c’è tempo. Come previsto, la RPDC non rinuncerà alle armi nucleari. Aveva dei buoni motivi per costruirle e questi restano. Finché i colloqui ci saranno, la Corea democratica probabilmente rimanderà ulteriori test missilistici e nucleari. Gli Stati Uniti probabilmente interromperanno le grandi manovre in Corea. Questo è il “congelamento per congelamento” che la Corea democratica desiderava da tempo e che Cina e Russia sostenevano attivamente. Ulteriori colloqui tra Stati Uniti e Corea democratica saranno lenti e non potranno portare a progressi significativi nel disarmo nucleare. Lo scopo principale è tenere a bada gli Stati Uniti mentre continuano i veri colloqui tra Corea democratica e Corea del Sud. Questo è ciò che gli “sforzi per costruire un regime di pace duraturo e stabile nella penisola coreana” riguardano sul serio.
Delude che la terribile storia dei diritti umani degli Stati Uniti non sia stata menzionata ai colloqui. I nord-coreani hanno giocato le carte eccezionalmente bene, costruendosi la forza sotto un’enorme pressione e usandola per elevare il Paese ad attore reale sulla scena internazionale. Le sanzioni da “massima pressione” sono ora disinnescate. Cina, Russia e Corea del Sud torneranno a commerciare con la Corea democratica. Nel premere per un primo vertice Trump disinnescava un conflitto che altrimenti avrebbe potuto rovinargli la presidenza. I perdenti, per ora, sono i falchi in Giappone, Corea del Sud e Washington che hanno fatto di tutto per impedire che ciò accadesse. I vincitori sono il popolo della Corea, Kim Jong-un e Donald Trump. Premi speciali vanno al Presidente Moon Jae-in della Corea del Sud e a Dennis Rodman che hanno fatto del loro meglio per far sì che ciò accadesse.

L’Iran dice alla Corea democratica che Trump potrebbe annullare l’accordo prima di rientrare
The Iran Project

L’Iran ha avvertito il leader nordcoreano Kim Jong Un di non fidarsi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, a suo dire, potrebbe cancellare l’accordo di denuclearizzazione in poche ore. “Non sappiamo con chi il leader nordcoreano negozi. Non è chiaro se non cancellerà l’accordo prima di tornare a casa“, affermava il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Nobakht, secondo l’agenzia IRNA. Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo nucleare del 2015 con l’Iran, definendolo sbagliato e imponendo sanzioni unilaterali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio